Pillola #22: le Canne liberano la mente

MaximilianPillole di GuarigioiaLeave a Comment

Oggi ho fatto un’esperienza meravigliosa, che non avevo mai fatto.

No, non mi sono fumato dei cannoni stile Bob Marley!

Per la prima volta in vita mia sono entrato in un canneto, un fitto boschetto di canne di bambu sulla riva di un torrente.

Le canne di bambu erano larghe 10-15 centimetri e alte almeno, boh…. 15-20 metri e molto fitte. Non ne avevo mai viste di così grandi.

Entrare in un canneto è un’esperienza da provare almeno una volta nella vita. Sembra di entrare in un luogo incantato.

La giornata era molto ventosa, a volte arrivavano raffiche di vento così forti da far perdere l’equilibrio. Essere in un canneto mentre soffia il vento è un’esperienza incredibile… tutto è vivo e si muove, guardando verso il cielo si vedono le canne altissime flettersi e ondeggiare… sentivo il movimento dentro il mio corpo e mi dava piacevoli vertigini.

E il suono… un vero e proprio concerto della natura. Il torrente, il vento che soffia, le canne che oscillano e si urtano, creando un’armonia ipnotica e coinvolgente.

Ma il meglio avviene poggiando l’orecchio contro il fusto di una canna. Si sente un suono strano, affascinante, sembra quasi di sentire acqua che scorre, ciottoli che rotolano, energia che scorre dal cielo alla terra… Il suono della Vita, la musica degli Elementi.

Stare all’interno del canneto mi dava una sensazione di flessibilità… e così mi allungavo, mi stiravo, aggrappandomi alle canne inarcavo la schiena fin quasi a toccare terra con la testa, all’indietro. Una sensazione di elasticità che non sperimentavo da tempo.

Elasticità e agilità, muovendosi velocemente tra un tronco e l’altro, aggrappandosi, roteando attorno agli alti fusti, inginocchiandosi per poi sollevarsi di scatto, appoggiarsi e lasciarsi sorreggere mentre il vento ci fa oscillare.

In un canneto si torna bambini.

E la mente si placa, mentre lo sguardo si perde nei meandri del bosco. Si ha la sensazione di radicarsi fortemente a terra e allo stesso tempo di slanciarsi verso l’alto, espandendosi in ogni direzione esplorando il labirinto di percorsi creati dalle canne.

La mente si placa, il dialogo interiore tace.

E mi accorgo di qualcosa.

Non sono solo. Mai.

Lì, nel canneto, qualcosa mi insegue.

Un pensiero, un dialogo, una vocina dentro di me vuol farsi ascoltare.

La mente è sgombra.

Un’ombra mi bracca, la sento arrivare. Mi sposto velocemente, da un tronco all’altro. Lo sguardo cambia direzione.

La schivo. Ma eccola che ritorna, si lancia verso di me. La schivo ancora.

Lì, nel canneto, posso anticiparla. Mi sposto prima che possa aggrapparsi a me, alla mia attenzione.

Prima che la sua voce diventi la mia voce; prima che la sua mente diventi la mia mente.

Tengo gli occhi chiusi, nel silenzio. E ogni tanto li apro e li richiudo, come per scattare delle istantanee dell’ambiente circostante.

Scatto una foto con lo sguardo e lascio che l’immagine entri in me, che il mio corpo l’assorba.

Mi muovo ad occhi chiusi. Lentamente. Lancio sguardi. Fotografo la scena.

Finché qualcosa di strano appare. Un’ombra mi passa davanti. Eccolo, è lui.

Finalmente ti intravedo.

Ora so che ci sei.

E’ ora di uscire dal bosco. Fuori c’è uno splendido sole. Il vento soffia forte.

E di nuovo ricomincia il dialogo interno. Di nuovo quella voce, così familiare, a tenermi compagnia, a raccontarmi com’è fatto il mondo.

Ti porto con me da sempre. Ti ho sempre pensato me.

Ma ora so che ci sei.

Il Mantra del giorno: le Canne liberano la mente

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