Pillola #21: Il cibo è la migliore medicina

MaximilianPillole di GuarigioiaLeave a Comment

Che cos’è una medicina?

Nel linguaggio comune, la parola medicina è sinonimo di Farmaco.

Secondo Wikipedia, <<in farmacologia un farmaco è una sostanza esogena, organica o inorganica, naturale o sintetica, capace di indurre modificazioni funzionali in un organismo vivente, positivamente o negativamente, attraverso un’azione fisica, chimica o fisico-chimica. La parola farmaco deriva dal greco pharmakon, che vuol dire veleno>>.

Quindi il farmaco è qualcosa che introduciamo nel corpo, che può essere naturale (creato dalla Natura) o di sintesi (creato dall’Uomo), che provoca delle reazioni nel nostro organismo, positive o negative.

E la parola Farmaco deriva dal greco e vuol dire Veleno.

Accipicchia.

Già questo dovrebbe farci drizzare le orecchie…

Cos’è il cibo, quello che mangiamo tutti i giorni?

E’ qualcosa che introduciamo nel corpo, che può essere naturale (una mela) o di sintesi (integratori, vitamine, additivi, coloranti, conservanti, edulcoranti…), che provoca reazioni nel nostro organismo, positive o negative.

Quindi sembra proprio che cibo e farmaco siano la stessa cosa.

Eppure ci sono delle differenze, almeno nella forma.

Fin dai tempi antichi il farmaco era un preparato di origine naturale, creato e modificato dall’uomo, per ottenere un risultato ben preciso grazie ad uno o più ingredienti detti “principio attivo”.

Se una pianta conteneva un certo principio attivo in piccole dosi, anziché consumare grandi quantità della pianta stessa, si poteva estrarre il principio attivo concentrato e assumerne piccole quantità.

Oppure si poteva isolare il principio attivo di una pianta (la parte utile) dalla sua controparte tossica (non utile).

O rendere più facilmente assimilabile un principio attivo, eccetera.

Questo è il motivo fondamentale per cui la parola Farmaco significa Veleno: il principio attivo estremamente concentrato e isolato dal suo contesto ha effetti molto forti sull’organismo umano e superata una certa dose può diventare tossico o letale.

In realtà ogni alimento, ogni sostanza introdotta nel corpo umano in quantità eccessive può diventare un veleno, anche l’acqua. Questa è un’altra analogia tra cibo e farmaco.

Del resto anche il pranzo che prepariamo ogni giorno è simile a un farmaco: combiniamo elementi, li trasformiamo per renderli commestibili (ad esempio attraverso la cottura), scartiamo le parti non commestibili o tossiche, usiamo spezie e condimenti per esaltare sapori e favorire digestione e assimilazione, eccetera.

Quindi anche il nostro pranzo è un farmaco… anche una spremuta d’arancio è un farmaco… e noi siamo dei farmacisti!

E allora qual è la differenza tra cibo e farmaco?

La vera differenza sta nell’esperienza, nella conoscenza e nella consapevolezza di chi lo prepara e di chi lo consuma.

Per noi oggi il cibo non è un farmaco per il semplice motivo che ingeriamo cibo senza alcuna consapevolezza di ciò che stiamo facendo.

Mangiamo per il solo bisogno di riempire la pancia, placare l’appetito, solleticare il palato, allettare la vista o passare una serata in compagnia.

Allo stesso modo, chi prepara il cibo è mosso dallo scopo di soddisfare le stesse esigenze.

Non c’è consapevolezza che il cibo è prima di tutto un farmaco e quindi una cura ma anche un potenziale veleno.

Ma anche l’approccio verso il farmaco è cambiato.

Se un tempo il farmacista era un esperto conoscitore sia della Natura che dell’Organismo Umano, oggi il farmacista è prima di tutto un uomo d’affari.

I farmaci di sintesi vengono creati per essere brevettati. Sono per lo più riproduzioni di principii attivi esistenti in natura, con piccole variazioni nelle molecole al solo scopo di accaparrarsi un brevetto. Ognuno di questi farmaci è quasi sempre un potente veleno, che per ogni reazione (teoricamente) desiderata provoca molte reazioni indesiderate e dannose (che vanno contrastate con l’uso di altri farmaci, con effetti a catena).

La differenza principale tra il farmaco naturale e quello di sintesi è proprio questa: l’equilibrio.

Siamo esseri organici, per milioni di anni siamo sopravvissuti e ci siamo evoluti grazie al cibo offerto dalla Natura. Il rimedio naturale deve avere la giusta forza e il giusto tempo di reazione.

Se è troppo debole e agisce troppo lentamente, non è abbastanza efficace. Se è troppo forte e agisce troppo velocemente, diventa tossico e dannoso. L’equilibrio della Natura, l’esperienza del farmacista e la saggezza del paziente sono l’alchimia perfetta per rendere un farmaco efficace.

Oggi le cose sono cambiate. Stiamo tentando di stravolgere questo equilibrio, inventando composti chimici nella speranza di far soldi e di renderci più facile la vita. Vogliamo la pillola che ci fa passare il mal di gola o la febbre in mezza giornata, perché non sopportiamo il dolore, perché dobbiamo andare in vacanza o tornare subito a lavorare. Non ci diamo il tempo di guarire, di affrontare il percorso della malattia e della guarigione in modo fisiologico ed equilibrato.

Siamo diventati farmaco-dipendenti. Alcuni farmaci moderni sono comunque utili creazioni di bravi farmacisti, ma poi manca la saggezza in chi li prescrive e in chi li utilizza.

Personalmente non uso farmaci di sintesi da quasi vent’anni. E solo in rarissimi casi ho utilizzato preparati farmacologici pseudo-naturali, come i rimedi omeopatici o gli estratti di certe erbe, più che altro per testarne l’efficacia sul mio corpo. Nella maggior parte dei casi mi sono accorto che il tempo che ci impiego a guarire è lo stesso, con o senza il farmaco.

Da quasi vent’anni la mia principale “medicina” è il cibo quotidiano. Con l’aggiunta di tisane di erbe, decotti di radici, bacche, frutti, semi… insomma tutto ciò che si trova in natura e che posso preparare da solo, senza un complicato processo di trasformazione che separa il principio attivo dalla pianta a cui apparteneva. Il tutto con l’aggiunta di rimedi naturali “esteriori” come impacchi, massaggi, pediluvi, bagni di vapore, caldo e freddo, sole, eccetera.

Questo non vuol dire che non mi ammalo… anche io prendo il raffreddore, a volte mi viene un po’ di febbre o il mal di gola (da piccolo mi hanno tolto le tonsille… anche di questo ne parleremo!)

Ho curato da solo anche un paio di forti coliche ai reni e al fegato…

Quindi sì, anche io mi ammalo, eccome! Ma prima di curarmi per eliminare il sintomo vado a cercare le cause della malattia. Cause che sono da ricercarsi nel cibo che ingerisco, nello stile di vita e nel clima.

E curandomi con rimedi e metodi naturali, molto lenti, mi accorgo che parte più importante del processo di guarigione sta proprio nel riconoscere le cause della malattia e andare a eliminarle, siano esse dovute a eccessi di cibo (che diventa veleno), squilibri nello stile di vita, nei pensieri e nelle emozioni, nell’esposizione agli agenti atmosferici (troppo caldo o troppo freddo, troppo secco o troppa umidità), o un mix di queste cose.

Il farmaco non serve per eliminare il sintomo. L’utilizzo più saggio del farmaco è quello di aumentare il vitalismo, dare forza e sostenere l’organismo nell’eliminare le cause della malattia, come espellere le tossine, ripristinare l’omeostasi, rigenerare i tessuti, eccetera. Ma la parte più importante della guarigione è proprio la presa di consapevolezza che interrompe il generarsi delle cause.

Altrimenti il farmaco funziona come il secchio per buttar fuori l’acqua dalla barca che sta affondando a causa di una falla nello scafo.

Buttar fuori l’acqua è importante per non affondare, ma la cosa più urgente è chiudere il buco!!!

Il Mantra del giorno: Il cibo è la migliore medicina

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