Pillola #20: Io sono l’insegnante di me stesso

MaximilianPillole di Guarigioia1 Comment

Viviamo in un paese ultra scolarizzato. 10 anni di scuola dell’obbligo, ma già all’asilo nido e alla scuola materna si usano metodi educativi innovativi… e poi corsi, corsi e ancora corsi. Siccome il cervello del bambino “è come una spugna” (quante volte abbiamo sentito questa frase?) allora dobbiamo fargli assorbire più nozioni possibile. Al punto che il bambino, tra scuola, doposcuola, corsi vari, sport e compiti non ha quasi più tempo libero per giocare.

C’è la convinzione che un bambino che conosca almeno tre lingue, sappia suonare almeno due strumenti, sia un genio del computer e un campione dello sport, avrà sicuramente “più opportunità” nella vita.

Opportunità di cosa?

Di fare più soldi? Di avere più fama? Di evitare un lavoro da operaio o da impiegato?

E’ questo ciò che davvero conta nella vita? Il posto al sole? E’ questo che rende felice una persona?

Eppure non sembra che la nostra società sia più felice o migliore di un tempo, nonostante questa iper scolarizzazione che porta l’essere umano a stare fino a 30 anni sui banchi di scuola, dall’asilo al master universitario.

E allora qual è la soluzione? Lasciare che i ragazzi crescano in mezzo alla strada o che vadano a lavorare a 8 anni come nei paesi sottosviluppati? Noi che siamo la culla dell’Illuminismo, ridiventare come nel Medio Evo? Questa è un’obiezione che sento spesso.

Ovviamente no, non sto parlando di questo.

Ma sono convinto che il ruolo della scuola e dell’educatore vada demolito e ricostruito completamente, dalle fondamenta.

Dal mio punto di vista non c’è niente da salvare, perché non c’è niente di virtuoso in questo sistema.

La prima cosa che non funziona è il fatto che ci sia un solo tipo di insegnamento imposto a tutti, indiscriminatamente. Tutti devono imparare più nozioni possibili, il cervello deve essere costantemente saturato di informazioni inutili, che contribuiscono a creare e sostenere la nostra descrizione del mondo.

La giustificazione è che bisogna creare la “forma mentis”. Appunto. Una forma standardizzata, uguale per tutti. La scuola insegna ai ragazzi a stare nel gregge, ad essere conformisti e uniformarsi al gruppo, alla società. Una società conformista e pecorona è più facile da controllare e manipolare.

Una volta appiattito il cervello e creata la forma mentis, è tempo di seminare. E cosa si semina? Obbedienza, Propaganda, Competizione. Si radica nella mente del ragazzo l’abitudine a obbedire alle regole e a stare al proprio posto. Si inizia disegnando e scrivendo nelle righe e nei quadretti, colorando negli spazi. E poi stando seduti e composti al proprio banco per ore e ore ogni giorno. Ad alzare la mano per poter parlare, per alzarsi o per andare in bagno. Sì, bisogna chiedere il permesso anche per andare in bagno. Si insegna ai ragazzi ad alzarsi in piedi e salutare quando entra un adulto di “grado superiore” (come nell’esercito). Si insegna a portare rispetto alle istituzioni e all’autorità. Si insegna ai ragazzi a competere tra di loro per avere il voto migliore ed essere approvati dalla società. Ogni ragazzo viene giudicato in base ad uno standard che è uguale per tutti. La diversità non deve esistere, tutti devono ottenere lo stesso risultato, uniformarsi, altrimenti si viene giudicati e votati negativamente, scartati, bocciati. L’obbedienza non viene premiata, è la disobbedienza che viene condannata e sanzionata.

Il bambino, all’inizio di questo percorso, continua a chiedersi perché debba sottomettersi a questo tipo di tortura. Col tempo, crescendo, smette di chiederselo, semplicemente lo accetta, se ne fa una ragione. Questo è il modo in cui funzionano le cose, è la risposta che si dà. E la scuola ha vinto, lo spirito dell’Uomo è stato finalmente domato, l’individuo è pronto per entrare nel gregge, ben ammaestrato e omologato. Ovviamente la famiglia contribuisce a questo tipo di educastrazione*, perchè i genitori stessi da giovani sono stati domati e omologati al gregge, quindi non possono fare altro che obbedire e perpetuare lo schema di addestramento.

Il sistema si autoalimenta in una spirale negativa. Basta guardarci attorno: se questo modello di sviluppo dell’Uomo funzionasse, la nostra società produrrebbe persone Felici e realizzate.

E allora cosa bisognerebbe insegnare ai ragazzi?

NIENTE.

Eh, niente? Come niente?

Esatto, niente. Insegnare deriva dal latino “Insignare” che vuol dire “Segnare, Imprimere, Fissare” (da Signum: “segno, marchio, sigillo”).

Quello che dovremmo fare è Educare, dal latino E – Ducere, tirar fuori, aiutare la persona a manifestare ciò che è già dentro di lei. Insomma, quello che dovremmo fare è aiutare ogni individuo a far emergere la sua Vera Natura.

Ognuno di noi è già l’insegnante di se stesso, non c’è bisogno di altri insegnanti. Ogni esperienza che facciamo nella vita lascia un segno in noi, ma solo per il fatto che “giudichiamo” noi stessi e le situazioni, ne traiamo conclusioni e in base all’esperienza stessa cambiamo. Ognuno di noi vive la stessa esperienza ma ne trae un insegnamento personalizzato, perché una voce dentro di noi costantemente ci insegna come funziona il mondo e cosa siamo noi stessi.

La scuola e gli insegnanti hanno presa su di noi perché l’insegnante nella nostra testa pian piano sembra accordarsi con gli insegnanti che stanno fuori.

Sono bello, sono brutto. Ho successo, sono un fallito. Sono intelligente, sono stupido. Sono un bravo studente, sono un pessimo studente. Il mondo è un posto meraviglioso, il mondo è un posto orribile.

Chi ci insegna queste cose? Noi stessi.

Ma noi stessi chi?

Chi è che parla, dentro la nostra testa, dicendoci come stanno le cose?

E’ una voce amica, è attendibile, possiamo fidarci di lei? O sarebbe meglio farla tacere?

Di questo ne parlerò in un prossimo articolo…

Il Mantra del giorno: Io sono l’insegnante di me stesso

* Educastrazione è un termine coniato da Davide Maria Pirovano, uno dei migliori Educatori che io conosca.

One Comment on ““Pillola #20: Io sono l’insegnante di me stesso”

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    Dave

    C’è poco da commentare da parte mia, trovo il tutto molto condivisibile. Anzi, a proposito del concetto di controllo, mi viene in mente una storia tratta da un romanzo indiano, che in passato mi ero anche trascritto perché mi aveva particolarmente colpito, in the profound!

    Scusa la lungaggine, al limite togli il commento se lo trovi troppo off topic!

    Praticamente c’è Alessandro Magno che incontra un sadhu nella foresta e si serve di un traduttore per parlare con lui.

    TRADUTTORE: Vuole sapere perchè sei nudo.
    SADHU: Chiedigli perchè lui porta i vestiti.
    TRADUTTORE: Dice che le domande le fai lui.
    SADHU: Le domande non generano che altre domande.
    TRADUTTORE: Dice che quelli che fanno gli spiritosi con lui vengono messi a morte.
    SADHU: Perchè?
    TRADUTTORE: Perchè è il Re dei Re. E vuole che tu smetta di fare domande.
    SADHU: Re dei Re?
    TRADUTTORE: E’ venuto da un paese lontano che si chiama Grecia, uccidendo altri re, dunque è il Re dei Re, capisci.
    SADHU: Sciocco degli Sciocchi. Mastro Buffone dei Buffoni. Maha-Idiota degli Idioti.
    TRADUTTORE: Vuoi che glielo traduca?
    SADHU: E’ quello che ho detto, no?
    TRADUTTORE: Sei più pazzo di lui. Dice che ti ucciderà. Qui, su due piedi.
    SADHU: Prima o poi dovrò morire.
    TRADUTTORE: Lascia perdere. E’ pazzo, non capisce chi sei, pensa che un uomo nudo sia un povero selvaggio. Ti ucciderà davvero.
    SADHU: Dovrò morire davvero prima o poi.
    TRADUTTORE: Vuole sapere perchè non hai paura di morire.
    SADHU: Sarebbe sciocco.
    TRADUTTORE: Dice che la risposta non lo soddisfa.
    SADHU: Che tipo di risposta vorrebbe?
    TRADUTTORE: Dice che devi dirgli esattamente quale sentiero mistico hai seguito per raggiungere questa condizione di sublime indifferenza. E vorrebbe che tu smettessi di fare domande. E’ incredibile, credo che tu l’abbia coinvolto nel tuo gioco.
    SADHU: Sentiero mistico?
    TRADUTTORE: Sentiero mistico. Traduzione letterale.
    SADHU: Quando ho voglia di cagare, cago; quando ho voglia di mangiare, mangio.
    TRADUTTORE: Non credo di averlo mai visto così, non sa se infuriarsi o lasciarsi affascinare da te. Sei stato bravissimo. Dice che cagare quando se ne ha voglia è da irresponsabili, dovresti avere un po’ di disciplina nella vita, invece di oziare nudo sotto un grande albero. Dice che la gente che caga quando ne ha voglia non combina mai niente nella vita.
    SADHU: Chiedigli con che frequenza va di corpo.
    TRADUTTORE: Vuoi che chieda a Sikander il Macedone, in pubblico, con che frequenza va di corpo?
    SADHU: E’ quel che ho detto, no?
    TRADUTTORE: Sai una cosa, cominci a darmi sui nervi con questa mania di rispondere alle domande con domande. D’accordo, glielo chiederò. Credo che sia rimasto senza parole, che sia decisamente fuori di sé.
    SADHU: Oh, oh. Ho capito che era stitico dal primo momento che l’ho visto.
    TRADUTTORE: Come? Come? Vuoi che glielo traduca?
    SADHU: Perchè no? Digli che probabilmente è questo che lo spinge a invadere altre nazioni, a massacrare tribù e tutto il resto: qualsiasi studente di yoga ti dirà che maltrattare il corpo porta alla rovina della mente. La scienza yogica ha dimostrato che coloro che se la tengono dentro sono irresistibilmente spinti a correre qua e là infilzando la gente, assediando città e compiendo futili atti di coraggio.
    TRADUTTORE: Ora l’hai combinata grossa. Quando s’infuria ha di questi attacchi, vedi, si rotola a terra. L’ultima volta che gli è successo, ha messo a ferro e fuoco una città di ottantamila abitanti, nessun superstite.
    SADHU: Starebbe molto meglio se cagasse più spesso. Mi chiedo quale sia la sua media settimanale.
    TRADUTTORE: Non ho intenzione di chiederglielo, capito? Ucciderà te e tutti i tuoi amici e probabilmente tutto il resto di Sindh. Mi rifiuto per motivi di coscienza. Tradurre è il mio lavoro, ma mi rifiuto per la salvezza della popolazione di questo Paese.
    SADHU: C’è una cura yogica per la stitichezza. Ogni mattina si prende…
    TRADUTTORE: Sta’ zitto! Sta’ zitto, per carità! Hai causato abbastanza guai per oggi.
    SADHU: Sarai ricordato come l’uomo che ha salvato il mondo da Sikander il Macellaio. Convinci questo tizio a cagare regolarmente e probabilmente se ne tornerà a casa mite come un agnello.
    TRADUTTORE: No, no. Sei fortunato, ha deciso che ucciderti adesso avrebbe un effetto negativo, si mostrerebbe crudele, e nessuno si arrenderebbe più. Sta dicendo ai cronisti di cancellare dai resoconti questa conversazione. La storia dirà che Sikander il Grande ha incontrato alcuni strani uomini nudi sotto un albero, tutto qui.
    SADHU: Bene, bene. Buona fortuna, amico.
    TRADUTTORE: Buona fortuna anche a te, o non è questo che si augura a persone come voi? Ora sono io che faccio domande.
    SADHU: Perchè non scrivi tutto questo, o almeno la parte essenziale? Così la storia ti ricorderà come l’autore della sola teoria omnicomprensiva sulla conquista imperiale esistente al mondo: l’ipotesi della stipsi, ovvero l’affinità tra merda e gloria.
    TRADUTTORE: No, grazie. Anche se odiassi i miei figli, lancerei su di loro altre maledizioni, non il ridicolo.
    SADHU: Salveresti il mondo da un sacco di assassini con le chiappe contratte.
    TRADUTTORE: No. No.
    SADHU: Vedrai. Tutti i liberatori di autentica grandezza includeranno questa teoria nelle loro riflessioni e congetture.
    TRADUTTORE: No.
    SADHU: E così muore il mondo, per un eccesso di sfinteri rattrappiti. Dopotutto è molto semplice.

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