Pillola #17: Chi crede alla sfiga è uno sfigato!

MaximilianPillole di Guarigioia3 Comments

Penso che sia capitato un po’ a tutti, chi più chi meno, di fare qualche rituale scaramantico… di cose che “portano sfortuna”, nella nostra tradizione, ce n’è un elenco lunghissimo e altrettanti sono i rimedi contro la sfortuna.

I proverbiali gatti neri che attraversano la strada, il sale che si rovescia, passare sotto a una scala, rompere uno specchio, aprire un ombrello in casa… fino al sentirsi augurare “buona fortuna”, una delle azioni più nefaste in assoluto: guai ad augurare “buona pesca” ad un pescatore, vi odierà a morte!

Ma da dove nasce l’idea che qualcosa “porti sfortuna”?

Tutto risale alla cultura popolare, in parte dovuto all’ignoranza e alla superstizione e in parte al buonsenso e all’osservazione.

Il nesso logico (che di logico ha ben poco) tra evento e sfortuna sembra essere però la pura e semplice “coincidenza”, alimentata dalla superstizione.

Esatto: se una certa cosa accade in un determinato contesto, la mente dell’osservatore superstizioso crea un rapporto forzato di causa ed effetto, collegando fattori slegati tra loro. Ad esempio se un uomo vede un gatto che gli attraversa la strada e pochi metri dopo inciampa e cade a terra, la persona superstiziosa concluderà che la vista del gatto nero porta sfortuna e ciò ha causato la caduta del pover’uomo.

A questo punto il superstizioso andrà in cerca di conferme alla sua conclusione, ne parlerà con gli amici, non mancherà di sottolineare come la sua teoria sia giusta e infallibile, rafforzando tale convinzione. Una sorta di virus della sfiga.

Il problema è che “andiamo nella direzione in cui fissiamo l’attenzione”. E così un evento che riteniamo sfortunato ci condizionerà al punto da andare incontro a situazioni indesiderate, che poi utilizzeremo per giustificare e rafforzare la nostra stessa convinzione: “Ecco, lo sapevo, quella cosa mi ha portato sfortuna!!!”

Un bel circolo vizioso, insomma…

Tra l’altro il concetto stesso di sfortuna non ha senso. Definire un evento come sfortunato significa dare un giudizio assoluto pur osservando le cose da un punto di vista relativo. La verità è che non possiamo sapere gli sviluppi futuri e le conseguenze di un certo evento. Da un certo punto di vista ci può apparire svantaggioso e sfortunato, mentre da altri punti di vista potrebbe sembrarci la migliore opportunità della nostra vita.

A questo proposito voglio raccontarti una storia:

C’era una volta un umile contadino che viveva con la moglie e il figlio nelle remote campagne della Cina imperiale. Il pover’uomo si guadagnava da vivere grazie a un piccolo appezzamento di terra, che lavorava assieme alla moglie e al figlio, con l’aiuto di un cavallo.

Un giorno il recinto venne lasciato inavvertitamente aperto e il cavallo fuggì.

I vicini, appresa la notizia, esclamarono: “Poveretto, che sfortuna, e adesso come farai a lavorare?”.

Il cinese rispose: “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo!”

I vicini restarono perplessi nel sentire quella strana risposta.

Dopo qualche settimana il cavallo che era scappato tornò portandosi dietro una mandria di cavalli selvaggi che furono rinchiusi nel recinto.

I vicini, vedendo tutti quei cavalli, esclamarono: “Che fortuna!”

E il cinese ancora una volta rispose: “Fortuna, sfortuna, e chi può dirlo!”

I vicini restarono ancora più perplessi nel sentire quella risposta.

Dopo qualche giorno, mentre il figlio stava domando uno dei cavalli, cadde a terra e si ruppe un piede.

I vicini subito esclamarono: “Che sfortuna, e adesso come fai?!”

E il cinese ancora una volta rispose: “Sfortuna, fortuna, e chi può dirlo!”

I vicini non sapevano più che cosa pensare del vecchio. “Forse è matto!”, pensarono.

Dopo qualche settimana comparvero in paese alcuni soldati che reclutavano i giovani validi per la guerra. Quando entrarono nella capanna del cinese trovarono il giovanotto zoppicante e naturalmente lo scartarono, mentre tutti gli altri giovani furono reclutati.

I vicini non ci videro più: “Che mazzo, che fortuna!”

E il cinese ancora una volta rispose imperturbabile: “Fortuna, sfortuna, e chi può dirlo!”

Il Mantra del giorno: Chi crede alla sfiga è uno sfigato!

3 Comments on “Pillola #17: Chi crede alla sfiga è uno sfigato!”

  1. Avatar
    Dave

    Alle volte penso alle scelte che mi sono state, in un certo senso, imposte dai miei genitori e mi sembrano delle violenze perpetrate alla mia vera natura! Poi rifletto meglio e noto che se non avessi fatto quelle scelte da loro caldeggiate, non avrei poi avuto altre possibilità delle quali sto ancora godendo… quindi la vita mi sembra come uno di quei giochi basati su strade che si biforcano. Mi sa che comincerò a portare un dado in tasca per lasciare che sia lui a decidere che strada prendere… poi se viene fuori il numero sbagliato… sfiga!!! OT: per la serie “Debugging, che passione”: non c’era anche l’opzione di essere avvertiti di commenti al proprio commento?

    1. Maximilian
      Maximilian

      Ciao Dave, ho aggiunto la possibilità di ricevere la notifica di nuovi commenti e ho anche scritto un nuovo articolo. Grazie per l’ispirazione!

  2. Maximilian
    Maximilian

    E se invece nella nostra vita ci fosse solo una scelta possibile, cioè quella che facciamo di volta in volta, nel qui e ora? Se l’obiettivo della vita non fosse quello di arrivare da qualche parte, ma di accumulare consapevolezza? Mmmm… adesso ci scrivo un articolo. Grazie Dave per lo spunto!
    ps: l’opzione per essere avvisati era quella che creava l’errore… vedo se trovo un altro modo di mettercela 🙂

Rispondi a Maximilian Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *