Pillola #16: Ho lasciato il mio passato, il presente ho ritrovato

MaximilianPillole di Guarigioia2 Comments

Sembra che alcuni esseri umani abbiano un attaccamento morboso verso il passato. Un attaccamento che si manifesta sotto forma di grotteschi “memorabilia”.

C’è la tendenza a sovraccaricare emotivamente oggetti inutili e privi di alcun valore pratico. La vecchia macchina da cucire a pedali arrugginita (ricordo di nonna), il diario delle medie, il chewing-gum masticato durante il primo bacio (gulp!), la collezione di sorpresine del Mulino Bianco,  fino a bizzarri oggetti che non sappiamo nemmeno come siano finiti in casa nostra, ma che sono dei ricordi e quindi non si toccano (anche se non ricordiamo cosa ci dovrebbero ricordare).

Tutti questi oggetti si accumulano nella nostra casa e nella nostra vita. Ad un certo punto non li notiamo nemmeno più, possono stare per anni in un angolo a prendere polvere, finché un giorno il gatto (o il figlio piccolo) ne fa cadere uno, lo rompe, e anche noi andiamo in pezzi, imprecando e facendo scenate isteriche in preda al delirio.

Gli oggetti sono àncore. Ci tengono legati ad un passato che non esiste più. Rivestiamo tutti questi oggetti di un’importanza eccessiva, come se avessero la capacità di tener vivo un ricordo, quando in realtà il ricordo vive in noi. L’unica vera funzione di questi oggetti è di alimentare il nostro attaccamento al passato, impedendoci di accettare fino in fondo il cambiamento, lasciando andare ciò che è stato e guardando avanti con libertà.

E’ buffo, anziché vivere il presente, aspettiamo che sia passato e poi lo rimpiangiamo.

In questi giorni ho assistito casualmente alla distruzione di certi antichissimi reperti archeologici da parte dei soliti fondamentalisti che vanno di moda ora (ho visto accidentalmente un video su facebook, a riprova che anche senza guardare tv e leggere giornali, le informazioni mi arrivano lo stesso…)

Grande scalpore, in tanti a stracciarsi le vesti… <<abbiamo perduto un patrimonio dell’umanità!>>

Chissà cosa avremmo potuto fare di tanto interessante con queste statue… ad esempio fissarle per ore, girarci attorno, misurarle, scattare selfie, misurarle ancora, farne cartoline e riproduzioni in gesso da vendere ai turisti, carpire i segreti di un’antichissima civiltà, scoprire quante volte andavano al gabinetto, che tipo di deodorante per ascelle usavano… e rimanere dei coglioni come eravamo prima.

Eh già, come se quello che abbiamo imparato finora dagli antichi ci avesse resi meno disgraziati di quanto siamo oggi.

Ehi, prima che si scateni la polemica, non sto dicendo che sia giusto o sbagliato distruggere statue, opere d’arte e manufatti antichi. Sto semplicemente dicendo che non siamo in grado di dare alle cose il giusto valore. Ciò che realmente facciamo è manifestare il nostro attaccamento per le cose antiche, investirle di un valore che non hanno, mentre manchiamo sistematicamente l’obiettivo di trarre insegnamenti fondamentali dai lasciti dei nostri avi.

Il passato ci aiuta a comprendere il presente e ci mostra la direzione verso il futuro. Come un cartello stradale che ci indica la strada giusta da percorrere.

E noi cosa facciamo? Sradichiamo il cartello dal suolo e ce lo portiamo appresso?

In ogni caso dubito che i fondamentalisti spacca-statue leggano questo blog, quindi torniamo alle cose di casa.

Ed è appunto a casa nostra che potremmo iniziare a fare pulizia… C’è chi lo chiama “Space Clearing” (tanto per dare nomi esoterici e altisonanti a cose banali e molto pratiche come ripulire casa).

Io e mia moglie abbiamo fatto un gioco, per un certo periodo.

Ogni giorno, di nascosto, ognuno di noi doveva scegliere un oggetto e metterlo in uno scatolone in garage. La sfida era accorgersi quali oggetti erano spariti.

Beh, dopo un anno, io non ho ancora capito quali oggetti mia moglie abbia fatto sparire. E nemmeno mi ricordo quali ho fatto sparire io. In effetti dovrei andare in garage a buttare via lo scatolone…

La stessa cosa accade con i libri. Ho messo in vari scatoloni le decine di libri dai quali non avrei mai potuto separarmi… tutti i libri che mi hanno cambiato la vita, che mi hanno insegnato tanto… bene, dopo un paio d’anni sono ancora là in garage e non sento affatto la loro mancanza.

E le vecchie foto? I diari? I souvenirs dei vari viaggi in giro per il mondo?

Tutto in garage. E poi ai mercatini o in discarica. Via!

La verità è che ogni volta che metto qualcosa in una scatola e poi me ne libero, una parte di me muore. Sì, esatto, muore quella parte di me che si chiama ATTACCAMENTO AL PASSATO. In pratica muore uno zombie, o una mummia.

E mentre il passato muore, si libera spazio e una nuova parte di me nasce…

Staccarsi dal passato è doloroso e fa paura. E’ come staccarsi dal corpo una zecca o un parassita molto tenace.

Inizialmente fa male. Ma il dolore lascia rapidamente spazio ad un grande senso di libertà e di leggerezza… di Gioia 🙂

E tu cosa metterai nella scatola oggi?

Il Mantra del giorno: Ho lasciato il mio passato, il presente ho ritrovato

2 Comments on “Pillola #16: Ho lasciato il mio passato, il presente ho ritrovato”

    1. Maximilian
      Maximilian

      Sì nella fretta è finito anche lui in garage….
      grazie Dave, come farei senza di te 🙂

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